Junk tivvì. Capitolo 1 – Pazzi per la spesa.

Amico eccoti qua una nuova rubrica interessantissima sulla tv spazzatura. Entrerò nei meandri della programmazione più insulsa e bislacca, che proviene per lo più dall’America e dall’Inghilterra.
Se Mtv qualche anno fa ha iniziato a trasmettere stupidi docureality con stupide stupide persone (come My Sweet Sixty), negli ultimi anni grazie a canali come Real Time e Cielo siamo strapieni di format con gente che fa di tutto, grassi che dimagriscono, magri che ingrassano, pasticcieri italoamericani diabetici, Gordon Ramsay, robivecchi che cercano roba vecchia, tatuatori che tatuano, eccetera eccetera.
E questo per fare una intro alla rubrica.


Pazzi per la spesa (titolo originale Extreme Couponing) è un docureality in onda su Real Time. Una volta il disturbo ossessivo compulsivo ti costringeva a fare cose come lavarti le mani ogni volta toccavi qualcosa che nascondeva orde di germi che mettevano in pericolo la tua vita, o non dormire a causa del burattino che si nascondeva sotto il tuo letto, o passare e ripassare l’aspirapolvere per circa un’ora in dieci metri quadri come fa la mia vicina del piano di sopra, quando non tiene un incontro di boxe con il marito (non preoccuparti, lei vince sempre). Poi qualcuno oltre oceano pensò che fosse ottimo materiale televisivo. Come le persone che riescono a non spendere un dollaro di spesa, e occupando tutto il loro tempo libero nella ricerca di coupon e offerte d’acquisto. Ma è davvero così? è solo il brivido del conto che sale e riuscire a pagarne meno del 90%? Questa gente ha stanze strapiene di roba, non dispense, ma piccoli magazzini di supermarket. Che ci fanno di tutta quella roba? Ok, alcune cose vengono mangiate, regalate, eccetera. Ma la data di scadenza? Nessuno pensa alla data di scadenza. E poi, a chi viene in mente di acquistare bottiglie di shampoo per i prossimi 6 anni?
Te lo dico io: sono dei fottuti accumulatori compulsivi e tutta quella roba resterà lì per anni, mentre loro cercano solo di procurarsi un orgasmo mentre osservano compiaciuti tutto quello scatolame impilato.
Ma al di là delle chiacchiere da signora al mercato (adoro andare al mercato) con i capelli da barboncino, mi piace questa roba? Ovvio che sì. Spesso sono due storie in circa 20 minuti di programmi, nella prima parte vengono presentate come “assolutamente normali” persone che hanno fatto dei coupon “la loro vita” (cit.), seguono motivi (risparmio, fare della beneficenza, colmare vuoti) per cui scavare nell’immondizia altrui e trovare i buoni sconti. Nella seconda parte i protagonisti fanno la spesa, il tempo può variare dalle due alle dieci ore, fino al momento del conto, dove ansie, sudori freddi e passaggi di coupon culminano nell’obiettivo raggiunto di una spesa quasi gratuita.
Lo consiglio a tutti quelli che come me soffrono di agorafobia nei centri commerciali, per passare un pomeriggio piacevole a criticare una cosa utile portata all’eccesso che in Italia non è possibile fare.

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